Inquadramento geografico
Il bacino marmifero del “botticino” e delle più orientali “breccia aurora” e “breccia oniciata” si colloca in una fascia di affioramento della Corna che da est di Brescia (più o meno dove inizia la salita al monte Maddalena) si protende verso nord- est, all’incirca sino alla Valle Sabbia. Il comune di Vallio terme costituisce, per Ecomuseo del botticino, il limite del territorio, ma il bacino si spinge avanti ancora per qualche chilometro, toccando anche alcuni comuni della Valle Sabbia. A sud il bacino è delimitato dal fiume Chiese e dal Naviglio Grande, mentre a settentrione i limiti sono tracciati dai corsi del torrente Garza e del torrente Vrenda (Vallio Terme), da cui ci si collega, verso est, con Sabbio Chiese e Teglie di Vobarno.
Entro tali confini si è voluto comprendere anche un’ampia area che in realtà rappresenterebbe il contrafforte settentrionale del bacino marmifero vero e proprio; l’Altopiano di Cariadeghe, assai noto per le fenomenologie carsiche che l’hanno reso una zona di particolare valore paesaggistico. L’Altopiano è dominato dalla cima del Monte Ucia (1168 mt) dal quale parte una dorsale montuosa occidentale che, attraverso il Monte Drangoncello (1094 mt), scende verso Sud-SudOvest collegandosi alle cime del Monte Salena (862 mt) e del Monte Maddalena (874 mt). La dorsale derivante dall’allineamento Monte Ucia, Monte Fontanelle, Monte Olivo (mt 934), e monte Tre Cornelli (mt.877) delimita invece il massiccio calcareo a settentrione.
Il bacino marmifero è caratterizzato da alcune strutture morfologiche più evidenti, costituite dall’ampia conca della Valverde, solcata dal Rio Rino, situata tra la collina di Botticino e le pendici del Monte Fratta (mt. 698) da cui si estrae il botticino classico. L’ampia conca separa la dorsale del Monte Maddalena (mt. 874) dal versante occidentale del rilievo costituito dai Monti Fieno (mt. 437) e Camprelle (mt. 563), un nucelo carbonatico che si protende verso la pianura con le sue appendici date rispettivamente dai Monti Regogna (mt. 411) e Marguzzo (mt. 455). Il Monte Pelàdolo (mt 219) e Poggio S. Martino (mt. 241), fronteggia le suddette cime rimanendone però sperati.
Altre propaggini, morfologicamente ben caratterizzabili più ad est sono rappresentati dai monti Paitone (mt. 322) e Budellone (mt. 401) da cui proviene la breccia aurora e dall’isolato monte Covolo presso Villanuova sul Clisi. Proprio in questa terra, segnata dall’escavazione del locale massiccio calcareo (indicato con il termine geologico di “Corna“), capace di donare più d’una varietà di marmi pregiati, si sono incontrati il lungo lavorìo della natura ed il lavoro dell’uomo.
Stratigrafia
La stratigrafia geologica che costituisce il bacino marmifero è di origine sedimentaria marina di natura carbonatica. Si tratta di calcari più o meno puri (presenza di argilla) di origine organica ed inorganica, depositati in ambiente marino all’interno della sequenza stratigrafica che comprende, in ordine di formazione:
Ogni formazione, seppur accomunata dalla natura calcarea, ha composizione differente. Questo fa sì che la pietra cavata sia, alla vista prima, merceologicamente poi, differente in disegno e colore. I calcari del bacino sono sempre a tessitura micritica e sono parzialmente costituiti da calcite contenente sparite, in particolare come riempimento di fessure. Sono sempre presenti modeste quantità di bioclasti (granuli) costituiti da fauna fossile tipica di mare basso, rappresentata prevalentemente da foraminiferi, lamellibranchi e alghe calcaree; in minor misura vi si possono riconoscere spugne, coralli, echinodermi, brachiopodi e gasteropodi.
Per saperne di più sulle tipologie di rocce e su quali si cavino nel bacino del botticino, QUI trovi un approfondimento in un articolo dedicato.
Cavazione
Nel bacino marmifero del botticino si cava principalmente la Corna, costituita prevalentemente da calcari compatti bianco avorio, bianco nocciola, grigi e bruni. La corna si trova in estese bancate plurimetriche (a Botticino), ma localmente passa a calcari dolomitici e dolomie cristalline, oppure a brecce policrome (a Paitone, Vallio Terme, Serle, Gavardo, Sabbio Chiese e Teglie di Vobarno). Oltre alla Corna, da cui deriva il marmo botticino, si cavano anche Corso e Medolo, che invece mantengono la denominazione di “pietre”. Per saperne di più sulla differenza tra marmo e pietra, QUI trovi un approfondimento in un articolo dedicato.
Informazoni tratte da: Aa. vv., La via del marmo. Storia, ambiente, itinerari, Brescia, Grafo, 1998.