Inquadramento geografico
L’altopiano di Cariadeghe è una vasta area protetta come Riserva Naturale che comprende l’altopiano alle pendici del Monte San Bartolomeo, che si estende per oltre 500 ettari ad un’altitudine media di 650 metri. Si trova interamente nel comune di Serle. L’altopiano è ubicato su un massiccio calcareo posto al margine meridionale delle Prealpi bresciane. Fin da epoche antiche, l’uomo ha utilizzato il territorio di questo altipiano per attività agro-silvo-pastorali, non aggregandolo con urbanizzazioni residenziali ma preservandogli caratteristiche peculiari e spazi naturali di pregevole spontaneità.
La massima espressione del Carso bresciano
Il motivo per cui si decise di rendere quest’area meritevole di tutela, risiede nel fatto che l’altopiano di Cariadeghe costituisce un esempio unico in Lombardia di paesaggio carsico. Infatti, la composizione chimica della Corna (ed in parte anche del sottostante Calcare di Zu), data dal carbonato di calcio quasi puro, ha permesso lo sviluppo su queste rocce di tutte le forme peculiari della morfologia carsica. Ciò grazie al fatto che in questo territorio coesistono entrambi i presupposti fondamentali per l’originarsi del paesaaggio carsico: la presenza di rocce solubili e l’abbondanza di precipitazioni meteoriche.
Le acque provenienti dalle precipitazioni, durante la loro caduta e/o in seguito alla loro infiltrazione in terreni ricchi di humus, vengono rese più “aggressive” (acide) dal conseguente arricchimento in CO2, determinando una lenta azione di dissoluzione sul piastrone carbonatico. L’anidride carbonica che si unisce all’acqua porta infatti alla formazione di acido carbonatico, secondo la seguente reazione:
H2O + CO2 → H2CO3
L’acido carbonatico, poi, reagisce con il carbonato di calcio delle rocce, trasformandolo in bicarbonato di calcio, solubile, e perciò asportabile, secondo la seguente reazione:
CaCO3 + H2CO3 → Ca(HCO3)2
Doline, büs, omber
L’azione dissolutrice delle acque, lenta e inesorabile, non si limita, tuttavia, a scolpire la superficie: sfruttando la fitta rete di fratture e faglie che pervade il massiccio calcareo, penetra in profondità creando doline e grotte.
Le doline simboleggiano la forma più tipica del carsismo superficiale e lo caratterizzano in modo inconfondibile. Anche l’altopiano di Cariadeghe ne è cosparso: la densità raggiunge le 250-300 per km²! Si tratta di depressioni a pianta subcircolare del diametro medio di alcune decine di metri, con predominante forma troncoconica, che può passare a imbuto o ciotola.
Le doline possono formarsi in due modi:
Come accennato, non solo la superficie, ma anche il sottosuolo della regione carsica è costellata di fenomeni geologici particolarissimi: tipiche di Cariadeghe sono le cavità sotterranee, detti “büs” e “omber”, di cui alcune di profondità ragguardevole.
Tra queste spiccano il Büs del Zél, l’Omber de la casa del cumü, l’Omber del Caalì. Queste grotte sono state esplorate, temute e sfidate fin dove era possibile da intere generazioni di montanari, i quali, poi, le hanno anche sfruttate per mantenere al fresco ogni genere di prodotto. Ci si riferisce, naturalmente, ai “Büs del lat” (dial. per “Buco del latte”): cavità naturali, o parzialmente artificiali, utilizzate fino a pochi decenni fa per la conservazione del latte e di altri prodotti caseari locali. Infatti, la temperatura interna delle grotte, che rimaneva costante anche d’estate, ha fatto sì che l’uomo sfruttasse questi luoghi, intrecciando la sua attività con la lenta azione della natura. Per ragioni pratiche, venivano utilizzate principalmente cavità orizzontali ubicate sul fondo di doline poco profonde, le quali creavano già naturalmente un effetto di “trappola del freddo”.
Fauna e flora
Cariadeghe si distingue anche dal punto di vista naturalistico: sull’altopiano è presente una ricca e originale fauna, originatasi nelle grotte sotterranee, con moltissime specie di insetti e piante tipiche. Numerose anche le specie di uccelli che si riproducono all’interno dell’area protetta, tra queste vi sono anche alcune specie di rapaci.
Caratteristici sono anche i boschi dell’Altopiano, costituiti in prevalenza da cedui misti di latifoglie della serie montana (soprattutti Frassino e Acero, ma anche Cerro, Rovere, Betulla, Carpino bianco, Sorbo e Faggio) e della serie sub-montana (Roverella, Orniello, Carpino nero, Corniolo e Acero campestre). Da segnalare anche una significativa presenza del Castagno, e di vaste aree occupate dal Nocciolo.
Esistono ampie zone, ancora oggi utilizzate a prato e a pascolo. Di particolare interesse è la presenza su tutta l’area protetta, di numerosissimi esemplari (all’incirca 150) di maestosi alberi secolari.
L’altopiano di Cariadeghe è raggiungibile in automobile salendo dalla fraz. Villa di Serle, da lì sono presenti molti sentieri e percorsi sui monti. Particolarmente suggestivo è il sentiero che sale al monastero di San Bartolomeo, da cui è possibile godere di una vista mozzafiato sull’altopiano e su tutto il territorio di Ecomuseo del botticino: nei giorni più limpidi, si riesce anche a scorgere il lago di Garda.
Informazioni tratte da: N. Rocchi, C. Simoni (a cura di), La via del marmo. Storia, ambiente, itinerari, Brescia, Grafo, 2002.