L’area pianeggiante che si estende alle pendici della montagna carsica, nella zona compresa tra Prevalle e Mazzano, è ricca di specchi d’acqua. La zona, infatti, fa parte del bacino idrico del fiume Chiese. In realtà, va precisato che il Chiese non tange le pendici del carso: dopo aver attraversato Gavardo, esso si dirige verso Sud nell’area di Bedizzole, seguendo il profilo dei colli morenici.
Il vero protagonista, qui, è il Naviglio grande bresciano. Non solo, ma dalla montagna carsica scaturiscono anche molti torrenti e fiumi minori. Infine, le esigenze agricole del territorio hanno fatto sì che, tramite l’azione dell’uomo, venissero scavate numerose rogge e seriole.
Fiume, seriola, roggia?
Anzitutto, è opportuno muovere alcune precisazioni semantiche. In questo contesto, lo specchio d’acqua maggiore è il citato Naviglio, che si separa dal Chiese a Gavardo per poi proseguire verso Brescia e, da lì, nella bassa bresciana. Altri fiumi minori, come il Rudone e il Sum, vengono anche chiamati con l’appellativo “Rio” data la loro bassa portata d’acqua e il carattere torrentizio.
Distinti da questi corsi d’acqua naturali sono le artificiali seriole. Il termine indica un canale costruito per far fluire le acque di un fiume o di un torrente per vari scopi: dall’irrigazione, alla bonifica di paludi, al moto delle ruote di mulini, segherie etc. Il termine seriola comparve per la prima volta nel 1189, di probabile derivazione dal latino civis-ductor (“adduttore per la città”), poi diventato civi-dula, civiola e infine seriola. Un’altra ipotesi tende a far derivare l’origine dal fiume Serio, luogo in cui si sarebbe per la prima volta sperimentato questo sistema di sezionamento delle acque, nel XII-XIII secolo.
Operate queste doverose premesse, ora si possono analizzare gli svariati corsi d’acqua che attraversano il territorio di Nuvolento e la campagna circostante.
Per saperne di più sul Naviglio grande bresciano, si rimanda all’articolo dedicato.
Rio Rudone e torrente Sum
Il Rudone nasce dall’omonima sorgente, sita in territorio di Paitone, e prosegue, attraversando il centro di Nuvolento, con alcune anse naturali nel territorio di Nuvolera. È il corso d’acqua naturale più grande della zona, secondo solo al più lontano Chiese. Trae origine da un’imponente falda sotterranea, che a sua volta raccoglie tutte le acque che colpiscono la montagna carsica del versante di Serle e dintorni. Affluente del Rudone è il torrente Sum (o Som). Questo origina da una fonte che si trova alle falde della montagna (oggi sita in via Antica Fonte, Nuvolento) e si unisce al Rudone in prossimità del ponte delle catene, a Sud del centro di Nuvolento. In questo punto spesso avvenivano alluvioni, dato che si uniscono ben tre corsi d’acqua – Rudone, Sum e seriola Abate, di cui si parlerà più avanti nell’articolo – e non era presente alcuno scolo.
Lungo il Rudone sorgeva un antico mulino, poi convertito in fucina e maglio. Questo è stato rilevato, nei primi anni del XXI secolo, dal comune di Nuvolento, restaurato e oggi utilizzato come luogo per iniziative culturali (sito in vicolo delle Fucine).
Le seriole
Nel Catasto napoleonico sono riportate ben 4 seriole nel solo territorio di Nuvolento:
Altri corsi d’acqua minori
Nel catasto del 1807 figurano altri corsi d’acqua secondari, di uso esclusivamente agricolo. La seriola Desa e la seriola Gobina, che sono di importanza secondaria per Nuvolento, in quanto si trovano in aperta campagna, sul confine con Bedizzole. Non sono invece riportate la Roggia Bonetta e la Roggia Gazzetta, ricavate dall’argine Sud del Naviglio in territorio di Prevalle Sotto. La prima esce dal Naviglio in una bocca posta a valle della seriola dell’Abate; la seconda esce in una bocca posta a monte dell’Abate e si dirama in molte direzioni per irrigare la vasta campagna tra Nuvolento e Prevalle.
Flora e fauna
Lo scavo delle seriole e le altre opere di canalizzazione, spesso, andavano a creare delle vere e proprie isole fluviali. Qui si creavano ecosistemi, che ancor’oggi sono ottimi luoghi per ammirare la fauna e la flora fluviale locale. A questo si aggiunga il fatto che il Rudone è caratterizzato da una costanza, nella temperatura e nella quantità d’acqua, per tutto l’anno, favorendo la vita.
La flora è composta, oltre alle specie spontanee, da alcune piante che venivano coltivate per utilizzarne il duro legno. Tra queste, troviamo l’olmo (Ulmus minor), il cui dritto tronco veniva utilizzato come asta per i magli, e il corniolo (Curnus mas), il cui legno, durissimo, veniva utilizzato per realizzare i manici degli strumenti e i pioli delle ruote. Tra le specie spontanee, si trovano piante con proprietà mediche, come il sambuco comune (Sambucus nigra), l’ortica (Urtica dioica), la lamio-ortica bianca (Lamium album), la chelidonia (Chelidonium majus) e anche alcune piante dagli steli più sottili, utilizzati per impagliare, come l’erba palustre (Ampelodesmos Mauritanica) e il carice maggiore (Carex pendula).
La fauna è composta principalmente da volatili, come la gallinella d’acqua (Gallinula chloropus) e la ballerina bianca (Motacilla alba); rettili, come il Colubro nero, anche chiamato bìs bastunér (Hierophis viridiflavus carbonarius) e anche da gamberi di fiume (Austropotamobius pallipes), la cui presenza è un indicatore di acqua pulita.
Informazioni tratte da: G. Cretti (a cura di), Il recupero della FUCINA DEL MAGLIO. Archeologia industriale a NUVOLENTO, Fondazione Civiltà Bresciana, 2017. Cretti a sua volta riprende il Catasto Lombardo-Veneto napoleonico (1807-1817).
A cura di Giovanni Bonandrini.