San Rocco è, tra i santi, uno dei più conosciuti e venerati. Patrono delle persone affette da malattie infettive, il suo culto crebbe esponenzialmente durante il tardo Quattrocento e nei secoli successivi, in quanto si invocava la sua intercessione presso Dio per scongiurare le epidemie di peste, che sovente affliggevano tanto le campagne quanto le città. Anche il territorio di Ecomuseo del botticino, tra il XV e il XVII secolo, fu interessato da ripetute epidemie di peste, rendendo San Rocco una delle figure più presenti nella devozione popolare.
Questo articolo si prefissa l’obiettivo di raccontare, partendo da alcune note agiografiche, l’origine e la diffusione del culto del santo, con un approfondimento sulle testimonianze che ancor’oggi si possono osservare sul territorio ecomuseale.
Vita
In via preliminare, è opportuno evidenziare che le notizie storiche relative alla vita di San Rocco sono scarse e incerte e spesso si mescolano con la leggenda. Si proverà, qui di seguito, a dare una rassegna delle tappe più significative della vita del santo.
San Rocco nacque a Montpellier (Francia) fra il 1345 e il 1350 da Jean e Libère De La Croix, due coniugi molto ricchi, ma altrettanto dediti a opere di carità. Secondo la tradizione, Rocco (da Rog o Rotch), nacque con una croce vermiglia impressa sul petto.
Scomparsi entrambi i genitori, quando era ancora vent’enne, invece di servirsi delle ingenti ricchezze di cui disponeva, decise di metterle al servizio dei bisognosi e si unì al Terz’ordine francescano. Indossato l’abito del pellegrino, fece voto di recarsi a Roma a pregare sulla tomba degli apostoli Pietro e Paolo.
Prima di giungere alla meta, nel luglio 1367 sostò ad Acquapendente (oggi in provincia di Viterbo) dove infuriava la peste. Egli, ignorando i consigli della gente di fuggire, chiese di prestare servizio nell’ospedale locale, mettendosi al servizio di chiunque ne avese bisogno. Tracciando il segno di Croce sui malati, invocando la Trinità di Dio per la guarigione degli appestati e richiamandosi ai principi evangelici della carità, San Rocco diventò lo strumento di Dio per operare miracolose guarigioni.
Raggiunse Roma tra la fine del 1367 e l’inizio del 1368 e proprio qui si consumò il suo miracolo più importante: la guarigione di un cardinale, liberato dalla peste dopo avervi tracciato sulla fronte il segno di Croce. Dopo circa tre anni di permanenza a Roma, prese la via del ritorno. Dovette però fermarsi a Piacenza perché colpito a sua volta dalla peste. Ritiratosi in solitudine, secondo la tradizione, fu trovato in fin di vita da un cane, che ogni giorno gli portava un tozzo di pane. Guarito, riprese il suo cammino per la via di casa, ma il suo viaggio durò poco: fu catturato a Voghera con l’accusa di essre una spia, complice il fatto che Rocco non abbia rivelato il suo nome, presentandosi semplicemente come “un umile servitore di Gesù Cristo”. Prima di spirare, circa tra il 1376 e il 1379, il Santo ottenne da Dio il dono di diventare l’intercessore di tutti i malati di peste che avessero invocato il suo nome. Dopo la morte, Rocco di Montpellier fu riconosciuto dal particolare della croce vermiglia sul petto e ricevette una sepultura con tutti gli onori.
La diffusione del culto di San Rocco
Quando Rocco era ancora in vita, si stava già diffondendo la fama del “giovane pellegrino che guarisce le persone tracciando su di esse il segno della Croce”. La conferma della sua identità avvenne alla sua morte, grazie al segno distintivo di una croce vermiglia sul petto, che portava sul corpo dalla nascita: sulla sua tomba a Voghera cominciò subito a fiorire il culto del giovane Rocco, pellegrino di Montpellier, amico degli ultimi, degli appestati e dei poveri.
Fu canonizzato, si suppone, in occasione del Concilio di Costanza, nel 1414, quando venne invocato per la liberazione dall’epidemia di peste ivi propagatasi durante i lavori conciliari. Ciò che è certo è che nel Messale ambrosiano del 1476, conservato nella Biblioteca statale di Cremona, è riportata la festa di San Rocco al 16 agosto e che dal 1484 si celebra una messa a Norimberga dedicata al Santo. Il culto a San Rocco ebbe una diffusione capillare in tutta l’Italia settentrionale e centrale, nonché in tutta la Francia meridionale. Verso la fine del XV secolo, esso raggiunse tutto il resto d’Europa. Un altro grande impulso fu dato dalla bolla papale Cum a nobis del 1547, nella quale Papa Paolo III fece menzione dell’appartenenza del santo taumaturgo al Terz’Ordine Francescano.
Raffigurato in abiti da pellegrino e affiancato da un cane, la venerazione a San Rocco vide larghissima diffusione nel mondo contadino: le epidemie di peste erano diffusissime e spesso colpivano anche gli animali, che sovente costituivano l’unica fonte di sussistenza per intere comunità. Non sono affatto rari i voti che, negli anni, furono fatti al Santo di Montpellier per liberarsi delle epidemie. L’Italia settentrionale fu interessata da due grandi epidemie, nel 1576-1577 e nel 1630. Questi accadimenti portarono, anche sul territorio di Ecomuseo, alla costruzione di svariate chiese e oratori dedicati a San Rocco, di cui ancora oggi rimangono molte tracce.
Tracce sul territorio
Dei 13 comuni facenti parte di Ecomuseo del botticino, almeno sette di essi ospitano una chiesa od oratorio dedicato a San Rocco. I luoghi di culto ancora consacrati sono almeno 8 (vengono qui riportati procedendo da Nord, a Sud):
Non solo chiese, ma vi sono anche molteplici tele e affreschi, che in passato avevano la funzione di celebrare il Santo ed educare i parrocchiani sulla sua figura. Ne è un esempio l’affresco in foto (qui sotto), che ritrae San Rocco e la Madonna col Bambino: quest’opera, ad esempio, si trova nella chiesetta di Marguzzo (Paitone), che è intestata a San Martino, ed è datato al 1512.
A cura di Giovanni Bonandrini.
Sitografia