le Calchere

La produzione di calce, viva o spenta, è stato ed è un indotto della cavazione

Le calchere

Dalle cave provengono il marmo, ma anche i detriti di scavo e, dalla lavorazione del marmo, i residui di lavorazione. Detriti e residui forniscono pietrame per murature e manutenzioni stradali ma soprattutto, vista la purezza in calcare del nostro marmo, vengono utilizzati per la produzione di calce e, da circa due secoli, di cemento.

La trasformazione degli scarti di lavorazione in calce avveniva e avveniva nelle Calchere o Fornaci: nel territorio di Ecomuseo sono presenti fornaci attive, ruderi di fornaci, per lo più del secolo scorso e anche resti di calchere romane.


Storia

Innanzitutto diciamo che la produzione di calce è testimoniata già in Mesopotamia circa 2500 anni avanti Cristo, poi la troviamo in Egitto ma soprattutto a Roma e poi in tutto l’Impero: i Romani usavano la calce per intonacare le pareti e aggiungendo alla calce una terra vulcanica, la pozzolana, come legante per sostenere fondamenta, pareti e cupole.

A Brescia, città ricca di pietra calcarea, molto ricercata per fare la calce, la sua produzione è testimoniata sin dai primi tempi della romanizzazione in fornaci ritrovate ai piedi delle cave e lungo la via di comunicazione per il Lago di Garda e la Valle Sabbia.

Sono state ritrovate calchere romane a Nuvolento (area archeologica della villa romana) e Prevalle: si trattava di scavi campaniformi nel terreno ricoperti di materiale refrattario dove veniva bruciata la pietra calcarea per disidratarla.


Creazione e tipologie di calce

La calce è ottenuta dalla cottura, attorno agli 800 gradi, di pietre calcaree (principalmente carbonato di calcio, formula chimica CaCO3).

La cottura elimina l’anidride carbonica e si ottiene ossido di calcio (CaO).

L’ossido di calcio massa di colore bianco, o calce viva, miscelata con acqua, per idratazione, si trasforma in idrossido di calcio (Ca(OH)₂) o calce spenta (grassello) materiale versatile per realizzare malte, intonaci e pitture. Le sue proprietà principali sono resistenza, traspirabilità, capacità adesive e, nel caso della calce aerea, indurimento nel tempo per carbonatazione.

Non esiste solo un tipo di calce: questo legante per l’edilizia ha diverse composizioni che lo rendono adatto a differenti impieghi. I diversi tipi di calce possono essere raggruppati in due principali categorie: calce aerea e calce idrata (o spenta). La calce aerea si indurisce solo a contatto con l’aria la calce idrata, invece, si rassoda in acqua.

Tra gli utilizzi della calce spenta, oltre all’edilizia, vi è quello conciario, ma anche per trattare le acque che vengono utilizzate nell’industria alimentare, oltre che nell’industria farmaceutica.

La differenza tra calce spenta e calce idrata sta nel modo in cui avviene questa trasformazione:

  • La calce spenta si ottiene mescolando la calce viva con abbondante acqua fino a ottenere una pasta morbida e viscosa.
  • La calce idrata e prodotta industrialmente con meno acqua e in condizioni controllate. Il risultato è una polvere fine, secca e stabile, facilmente conservabile e subito pronta all’uso.

Nel territorio di Ecomuseo del botticino

In tutta la provincia di Brescia le calchere erano diffuse ma, ad ecomuseo, interessano quelle locali: andando da Sant’Eufemia della Fonte verso Gavardo si incontra la prima fornace, ancora attiva a Sant’Eufemia della Fonte in via Sant’Orsola. A Botticino frazione Mattina, a poca distanza dalle cave (oggi è in disuso e inglobata in un edificio residenziale), si trova un’altra fornace costruita negli anni ’50 del secolo XX utlizzando cemento e materiale refrattario al suo interno.

A Rezzato, paese vocato alla lavorazione del marmo, gli scarti di lavorazione hanno fatto si che esistessero tre o quattro fornaci nel tempo (lo testimonia il catastico di Giovanni da Lezze).

Oggi l’unica fornace rimanente, ma non attiva, costeggia via Alcide de Gasperi. Camminando lungo la via si vedono i grandi camini edificati in pietra e mattone rinforzati con cerchi di ferro, le vasche probabilmente utilizzate per spegnare la calce viva ed infine i locali dove veniva raccolto il materiale finito.

Proseguendo verso est incontriamo una fornace a Virle, ai piedi della montagna, quasi davanti al cementificio dove viene prodotto il cemento materiale meno nobile ma maggiormente in uso da quando fu inventato circa due secoli fa (il cemento si ottiene aggiungendo argilla durante la cottura: la calce si combina con la silice e l’allumina trasformandosi in cemento).

Inoltre, si trovano calchere a Nuvolera, a Paitone ed infine a Gavardo nei pressi del Monte Budellone.


Le calchere

Tutte le strutture sono più o meno simili: grandi camini in pietra e mattone con cerchi metallici di rinforzo. Le torri presentano i tipici agganci del ponte sommitale adibito al carico del materiale cavato e poggia sul forno di forma parallelepipeda sottostante. Su questo si apre la bocca per il prelievo della calce viva. Accanto al forno vi erano portici adibiti a magazzino per il prodotto finito e a stallaggio per i cavalli da traino impiegati nei vari lavori.

Molte di queste calchere sono state avviate tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, ma non hanno avuto una lunga vita: il cemento ha preso il sopravvento in edilizia. Oggi, le calchere si trovano o in stato di abbandono, oppure sono state inglobate in edifici residenziali per fare memoria del passato.

Nelle imagini si possono vedere i camini con i ponticelli per giungere alle bocche di carico. Le immagini sono state prese a Rezzato e Virle/Treponti.

il camino di una calchera
Ecomuseo del Botticino