San Gallo (Botticino)

Da monastero a scuola di restauro: un esempio di "riuso" dei beni culturali

già Monastero della Santissima Trinità – San Gallo (Botticino)

Salendo alla frazione San Gallo, lungo la bellissima strada panoramica che parte da Botticino, si incontra una strada sterrata che conduce a una gemma nascosta che sovrasta la Valverde: l’antico complesso monastico della Santissima Trinità.

 

Storia

Le origini del monastero restano avvolte dal mistero e sono tutt’ora oggetto di discussione: si possono avanzare ipotesi. Alcuni studiosi ritengono che in quel luogo sorgesse un antico altare pagano, poi convertito a luogo di culto cristiano, con un eremo e una cappella: molte sono le testimonianze di comunità dei primi Cristiani, i quali, per sradicare le tradizioni pagane, che spesso prevedevano sacrifici e altre pratiche aberranti, trasformavano altari e templi in chiese e monasteri, imprimendo a quei luoghi di culto una nuova direzione. Un’altra ipotesi giunge da un documento del XII secolo. Infatti, presso l’archivio diocesano di Brescia, esiste una pergamena che attesta che la Cattedrale ottenne, nel 1148 da Papa Eugenio III, i benefici di quattro cappelle in Botticino, acquistando su di esse il diritto di patronato. Si pensa che quelle cappelle fossero: l’antica chiesa di Santa Maria Assunta, oggi sala civica Tadini, la non più esistente chiesa di San Michele presso il cimitero, la chiesa di San Faustino al Monte e, appunto, il monastero della Santissima Trinità. In ogni caso, è certo che nel XIII secolo esisteva un gruppo di eremiti che aveva costruito un piccolo romitorio proprio sul monte Denno. Il romitorio era dedicato a Santa Maria Maddalena, motivo per cui oggi il monte non si chiama più Denno, ma, appunto, Maddalena.

Nel 1488, gli eremitani cedettero il monastero ai monaci benedettini di San Faustino in Brescia con regolare contratto. Data la posizione ventilata e immersa nella natura, i benedettini trasformarono il convento in soggiorno estivo per i monaci anziani. Non solo, i monaci si misero d’impegno anche per migliorare il territorio circostante: bonificarono tutto il territorio, disboscarono per far posto a prati per l’allevamento, costruirono argini per coltivare la vite e l’ulivo, arrivando fino in pianura: la palude si trasformò in campi coltivabili. Nacque così la Valverde per come è conosciuta, dove ancor’oggi si coltiva la vite che produce un’eccellenza enologica: il Botticino D.O.C.. Non solo, il monastero fu anche espanso per assolvere alla funzione di controllo del territorio. Inoltre, è proprio a questo periodo che si fa risalire l’origine del primo nucleo abitativo di San Gallo.

Dal XVII secolo la parte antica venne abbandonata e il complesso rimase in utilizzo, per la parte nuova, fino al XIX secolo, quando divenne di proprietà laica. Dagli anni ’70 del Novecento, la zona antica venne ristrutturata e destinata a ospitare la scuola di restauro ENAIP. Questa presenza durò fino al 2019, quando la scuola di restauro si spostò a Milano.

Oggi il monastero viene aperto durante le feste principali da un nutrito gruppo di volontari, i quali curano le visite guidate e la pulizia dei locali. Dal 2026, inoltre, è stata avviata, in uno degli antichi edifici agricoli, la creazione di un museo che parli della storia e civiltà delle contrade di Botticino.

 

Il complesso monastico

Il primo edificio che si incontra salendo verso il monastero è un piccolo rustico che conserva un’edicola sacra decorata da un affresco raffigurante una “Madonna con il Bambino” di fine Quattrocento.  A questa edicola si accostò un blocco edilizio caratterizzato da tre elementi architettonici: un ex fienile ristrutturato negli anni ’70 del XX secolo, ora destinato a centro di documentazione della scuola di restauro, la chiesa nuova e un rustico affacciato al cortile interno, ora adibito ad aula scolastica.

Da un portale in marmo Botticino si accede alla corte su cui si affaccia l’antico monastero. La lunga facciata è suddivisa in tre parti: a destra si trova un corpo di due piani del XVI secolo; al centro, accanto all’antico pozzo, la facciata della vecchia chiesa, del XVI secolo; a sinistra un corpo su due piani, un tempo sede delle abitazioni dei lavoranti, sopraelevato con la creazione di una mansarda nel 1970.

 

La chiesa antica: un riparo per i viaggiatori

Dalla corte interna, circondata da mura e pareti fortificate, si accede all’aula della vecchia chiesa attraverso un portone. L’atrio, che ha una larghezza maggiore dell’aula, si prolunga fino al presbiterio, il quale è coperto da una volta a vela a quattro spicchi. Questo spazio è l’ultimo ampliamento realizzato e collocabile storicamente tra la fine del XV secolo ed i primi anni del XVI secolo. Le pareti dell’aula sono ricchissime di affreschi, spesso dipinti su più strati, a testimoniare che il monastero è rimasto attivamente meta di passaggio per pellegrini e mercanti per svariati secoli. In particolare, vi sono molti dipinti votivi raffiguranti svariati santi cari ai benedettini e protettori del mondo agricolo: sicuramente sono ritratti San Francesco, San Martino, San Giuliano (protettore dalle vipere, visti i folti boschi presenti in zona), Sant’Antonio Abate (protettore del bestiame dalle malattie e pestilenze), probabilmente Sant’Eufemia e San Cristoforo. Vi sono però anche Madonne in trono, molte rappresentazioni della Santissima Trinità e un corteo di Santi. Non mancano, poi, affreschi votivi realizzati su commissione. Il monastero sorge sull’antica via di collegamento tra Botticino e la Val Trompia ed è facile ipotizzare che questa strada fosse frequentata da mercanti: portavano dalla valle il ferro, commerciandolo con castagne, amarene e tutto quanto la zona potesse offrire. Nella chiesa vi sono almeno due affreschi che riportano la committenza: uno, datato 1430, commissionato da un “De Cremona merzarium” (trad. “mercante da Cremona”); l’altro, commissionato da tal Roberto da Nave.

I dipinti sono distribuiti su almeno tre strati, di cui il più antico del XIV secolo ed i più recenti risalenti al 1480. Completano l’apparato pittorico i dipinti della volta dell’abside, risalenti ai primi anni del XV secolo e ritraenti i quattro Evangelisti e motivi floreali.

 

La nuova chiesa

Da un portico addossato alla facciata principale si accede alla nuova chiesa edificata per opera della famiglia Lorandi nel 1650. L’edificio presenta un’aula voltata a botte ed un piccolo presbiterio e conserva alcune delle opere più antiche provenienti dalla chiesa precedente.

Sulle pareti sono posizionate due nicchie che fungono da altari laterali: nella prima si trova la cinquecentesca statua lignea policroma della Madonna col Bambino, attribuita a Maffeo Olivieri, mentre nell’altra campeggia una vigorosa scultura lignea settecentesca che raffigura San Benedetto, probabilmente ceduta dai monaci benedettini assieme alle due grandi tele del pittore bergamasco Antonio Cifrondi risalenti al 1725-30, poste nel presbiterio. La pala dell’altare maggiore, del 1525-30, raffigura la “Trinità venerata dai santi Faustino e Giovita” ed è opera della scuola di Paolo da Caylina.

 

Il complesso monastico è visitabile dall’esterno ed è raggiungibile in automobile da San Gallo e da Botticino. Non si ravvisano barriere architettoniche, ma il terreno ghiaioso potrebbe creare qualche difficoltà.

Via Panoramica 42, 25082, Botticino (BS).

Ecomuseo del Botticino