Luigi Basiletti, si può ben dire, è un “pezzo da novanta” nella storia di Brescia e di Ecomuseo del botticino. La sua fama di artista poliedrico vede il maggior prestigio nel suo stile pittorico, con un focus nei paesaggi e nelle vedute. Oltre alla pittura, fu incisore, restauratore, architetto e intenditore d’arte e di archeologia: i suoi contributi all’arte bresciana sono importantissimi.
Vita
Luigi Basiletti nacque a Brescia il 18 aprile 1870. Ricevette una formazione artistica, specialmente di pittura, nella bottega di Sante Cattaneo, ma ben presto si spostò prima a Bologna, dove era stato ammesso all’accademia di belle arti, poi a Roma, dove rimase per qualche anno e strinse amicizia con Antonio Canova. Durante il suo soggiorno a Roma, Basiletti poté perfezionare il suo tocco pittorico e, soprattuto, le sue vedute: realizzò molti ritratti, qualche pala d’altare e alcune opere di vario tipo, ma la sua eccellenza artistica si palesò nella paesaggistica. Non si fece mancare, nel 1807, prima di rientrare a Brescia, una visita a Napoli e Pompei.
Rientrato nella città natale, proseguì la sua attività di vedutista e ritrattista: risalgono a questo periodo alcune delle sue opere più importanti, molte delle quali sono conservate nella Pinacoteca Tosio-Martinengo e nel palazzo della stessa nobile famiglia, di cui peraltro era molto amico. Non fu solo pittore, ma anche intenditore d’arte e appassionato archeologo: con la collaborazione degli amici Rodolfo Vantini e Giovanni Labus, avviò e assunse la direzione degli scavi archeologici della Brescia romana, portando alla luce quello che, dal punto di vista storico-culturale, si può definire il più grande tesoro della città. In seguito, contribuì notevolmente all’allestimento di Palazzo Tosio,, era destinato ad accogliere la collezione d’arte della famiglia, costituita con il contributo fondamentale di Basiletti, e divenuta, nel 1851, la prima Pinacoteca pubblica di Brescia.
Basiletti trascorse gli ultimi anni della sua vita insegnando presso l’Ateneo di Brescia (oggi Accademia di scienze, lettere ed arti) e pubblicando relazioni archeologiche. Morì nell’amata città natale il 25 gennaio 1859.
Pittura
Lo stile di Basiletti è stato definito “tra i più notevoli e vivi del tempo, ricchi d’atmosfera, delicatissimi di colore nonostante il rigore del precisissimo segno neoclassico“. Tra le sue opere più note, si ricordano: Veduta del lago d’Iseo, Veduta di Tivoli, Ritratto di Giuseppe Acerbi, Ritratto del conte Paolo Tosio. Molti suoi disegni sono raccolti in “Ricordi di viaggio” (quattro album presso la Pinacoteca Tosio – Martinengo) di notevole valore, tanto da avvicinarlo a Ingres.
Archeologia
Appassionato di archeologia, a Basiletti si deve la più grande scoperta archeologica di Brescia: il Capitolium, risalente al I secolo. Tutto nacque dal ritrovamento, in un prato, di una colonna scanalata con capitello: questa un’intuizione porterà alla luce il tempio capitolino, le aule, gli arredi lapidei e il deposito di bronzi, con lo straordinario ritrovamento della Vittoria Alata. Fece parte della Commissione istituita il 16 gennaio 1823 per l’esecuzione degli scavi romani. Gli fu affidato il compito di delineare la situazione archeologica della città e poco dopo ebbe la sovrintendenza e la direzione dei lavori.
Opere sul territorio di Ecomuseo del botticino
Sebbene la maggior parte delle opere di Basiletti si trovi nelle collezioni di palazzo Tosio-Martinengo o in collezioni private, un suo contributo si può rinvenire sul territorio di Ecomuseo del botticino: la pala d’altare della chiesa parrocchiale di Nuvolento.
Sitografia
A cura di Giovanni Bonandrini.