La chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta è la chiesa più grande di Muscoline e si trova al centro – sia spiritualmente, sia geograficamente – del paese. Situata in frazione Chiesa (l’associazione semantica è lapalissiana), racchiude all’interno del suo alveo di competenza tutte le piccole chiese rurali presenti nelle varie località del paese, rappresentando un importante centro di aggregazione per le comunità circostanti. La presenza di un oratorio e un grande campo sportivo nelle immediate vicinanze favoriscono questo sentimento.
Storia
Le notizie più antiche risalgono al XVI secolo. Vi era anticamente una chiesa più piccola, denominata S. Maria de Rovea, di cui però non è certa la localizzazione (forse in contrada Castello) e che sicuramente dipendeva dalla Pieve di Gavardo. La consacrazione della chiesa risale al 1566, anno della visita pastorale del vescovo Bollani. Altra fonte storica fondamentale è il resoconto della visita di San Carlo Borromeo, avvenuta nel 1580. Parafrasando la relazione dell’arcivescovo di Milano, viene riportato che la parrocchiale [è] abbastanza ampia e ben costruita, con le sacre reliquie conservate presso un’urnetta vicino all’altare maggiore. Il battistero sconta un prevedibile biasimo per la sua incongruità mentre viene attestata la presenza già di cinque altari.
Nel Settecento, il clima generale, nel bresciano, di fervore innovativo attecchì anche a Muscoline: si attestano l’aggiunta degli altari del Crocefisso (1729), di S. Antonio (1736) e S. Giovanni Nepomuceno (1736), e il rifacimento dell’altare del SS. Rosario (1759). Nel corso degli anni Sessanta del Settecento matura la decisione di demolire la vecchia parrocchiale per sostituirla con una nuova, più confacente alle mutuate esigenze liturgiche e di rappresentazione del prestigio religioso locale. Nel 1769 si avviano i lavori, terminati due anni dopo, per la ricostruzione di un nuovo presbiterio con coro semicircolare.
I propositi di rinnovamento dell’edificio trovano un arresto di fronte a necessità economiche, riprendendo solo all’inizio dell’Ottocento e comunque procedendo molto lentamente per buona parte del secolo. Il progetto, realizzato da Antonio Vigliani e presentato da Giovanni Gozzoli il 12 marzo 1825, vedrà la presenza sul cantiere di Giuseppe Conti, del suo maestro Rodolfo Vantini e del celebre architetto bresciano Antonio Marchetti. È noto che ai lavori prese parte anche il noto marmorista rezzatese Pietro Gamba. Questo grande lavoro di ampliamento e ristrutturazione, che ci ha donato l’attuale edificio, terminò intorno alla metà del XIX secolo, probabilmente nel 1853, ma la consacrazione avvenne solo nel il 27 agosto 1869 a causa di un periodo di carestie ed epidemie.
Da allora la chiesa ha subito solo interventi localizzati, con un ultimo, importante, intervento compiuto tra gli anni 2004-2007, per riparare i danni causati dal grande sisma di Salò del 2004. In quest’occasione, oltre alla sutura delle lesioni, che hanno interessato ogni parte della complessa struttura, è avvenuto anche un restauro conservativo degli elementi decorativi interni ed esterni.
Architettura
– la chiesa “vecchia”
Da una mappa napoleonica del 1809, eseguita poco prima dei lavori di demolizione e ricostruzione della navata, emerge che l’ampiezza dell’aula era praticamente uguale a quella attuale e che la lunga navata era coperta da un tetto a capanna a travature lignee e tavelle in cotto a vista, sostenuto da tre arcate, secondo un modulo mutuato dal tradizionale schema costruttivo del tardogotico lombardo, rimasto largamente in uso, specialmente in ambito rurale e periferico, fino oltre il primo decennio del Cinquecento. La pianta della parrocchiale originaria si sovrappone perfettamente a quella di San Quirico, chiesa conservata e giunta ai giorni nostri nella sua originaria forma tardo-quattrocentesca e che, quasi sicuramente, fu presa a modello per la sua realizzazione.
– la chiesa attuale
L’edificio è un esempio di pieno stile Neoclassico.
La facciata si presenta a capanna suddivisa in due ordini, con un portale e una finestra rettangolare. L’ordine inferiore è caratterizzato da sei lesene corinzie che poggiano su un alto basamento in marmo botticino. L’ordine superiore è dotato di due nicchie laterali contenenti altrettante statue di santi. Corona la faccaiata un timpano triangolare dotato di croce metallica in sommità, aggiunta nel 1935, anno a cui risale anche l’intonacatura e pittura della facciata stessa.
L’interno è ad aula unica con copertura voltata a botte, uniformemente decorata e affrescata e dotata di cappelle laterali. Il presbiterio, rialzato, presenta cantorie laterali, ha copertura voltata a vela e termina in un fondale absidale semicircolare sul quale è posta la soasa d’altare maggiore.
La torre campanaria è separata dalla chiesa e domina, da una posizione sopraelevata, i centri abitati delle contrade del paese.
Opere d’arte
– il Cinquecento
Sul lato sinistro della navata sono presenti dei lacerti di affresco: risalgono ai primi anni del Cinquecento e ritraggono la Madonna col Bambino. Quasi sicuramente sono stati trasportati nella parrocchiale in seguito a un lavoro di restauro dell’antichissima cappella della Madonna della Rassega, sita lungo il fiume Chiese in loc. Canova. Nella cappella del battistero, si trova l’opera più preziosa: la Madonna col Bambino e i Ss. Giovanni Battista e Franesco e un devoto. Appare chiara l’impronta della scuola del Moretto: si suppone che la tela sia opera del suo miglior allievo, Giovan Battista Moroni, ivi attivo tra il 1545 e il 1549. È presente poi, una pala del Gandino, ritraente il Padreterno con i Ss. Domenico e Caterina da Siena, che è stata datata all’ultimo lustro del Cinquecento.
– Seicento e Settecento
Di questo periodo due sono le opere pittoriche di maggior pregio: l’Assunta con S. Carlo Borromeo e apostoli, opera del massimo esponente del barocco lombardo, Giuseppe Nuvolone; una piccola tela, conservata in canonica ma originariamente collocata nella citata chiesa di S. Quirico, raffigurante Santa Lucia, opera di Francesco Paglia.
Settecentesco, invece è l’altare maggiore, che spicca per la presenza di un pregiato paliotto risalente ai primi anni del Settecento: grazioso esempio di commesso marmoreo, presenta una composizione di marmi policromi affiancata da due rotondi putti reggimensa in marmo di Carrara. Restano anonimi gli autori di questa pregevole opera di alto artigianato artistico, ma per gli elementi scultorei si possono inserire nella bottega di Sante Calegari il Vecchio.
Di questo periodo sono anche alcuni pregiati pezzi di produzione orafa: spiccano in particolare un ostensorio, un calice e un reliquiario contenente un frammento di legno della Santa Croce.
– Ottocento e Novecento
Una nuova pala è posta nell’altare di S. Antonio, raffigurante la Messa del povero, mano del romantico Gabriele Rottini. Nel 1926, in occasione dell’inaugurazione del nuovo altare “Ara Pacis“, viene commissionata al pittore bresciano Giuseppe Ronchi la pala, raffigurante la scena in cui S. Angela Merici indica S. Agnese a una fanciulla. Infine, nel 1943, vengono commissionate allo scultore Piero Morseletto quattro statue dei santi Pietro, Paolo, Giovanni Battista e Giuseppe, che sono poste in altrettante nicchie, due sulla facciata esterna, due all’interno sulle pareti del presbiterio.
Informazioni tratte da: G. Bocchio, La parrocchiale di Muscoline e la sua torre campanaria. Accenni di storia e arte di una comunità, Comune di Muscoline (BS), 2007.
A cura di Giovanni Bonandrini.
La chiesa è raggiungibile in automobile e vi sono parcheggi nelle immediate vicinanze. Sono presenti alcuni gradini per accedere al fronte principale.
Piazza Roma 31, 25080, Muscoline (BS)