Domenico Lonati nasce a Botticino Mattina il 21 dicembre 1879.
Giovanissimo, a dieci anni sale a lavorare nelle cave, come molti suoi coetanei dell’epoca: comincia come “bòcia” col compito di raccogliere e portare gli attrezzi agli operai che lavorano e di assisterli nelle loro richieste tra cui quella di andare alla fontana della piazza della chiesa per riempire i secchi d’acqua e portarli su in cava col bilanciere (“el gambù”) in spalla.
Domenico impara osservando il lavoro dei cavatori, apprende e pratica le varie attività: la scanalatura dei blocchi e come battere i cunei per sollevarli, togliere i puntelli, accendere le micce, riquadrare i blocchi e poi farli scendere col sistema della lizza. Diviene, per riconosciuta capacità e passione nel lavoro, capocava in Menga, alle dipendenze della ditta Lombardi, al tempo monopolista dell’estrazione marmifera.
Nel settembre del 1939, per salvare un compagno di lavoro, viene investito da un blocco di marmo che gli causa l’amputazione di un gamba dal ginocchio in giù. Torna al lavoro e vi resta fino agli ottanta anni, negli ultimi tempi come magazziniere ed eseguendo nei momenti di riposo, i pioli (“berìli“) e le biete (“tap“) per la lizzatura. Negli ultimi anni, tanta era la passione per la cava ed il lavoro, che nei giorni di forte pioggia, mentre i cavatori erano fermi per il maltempo, usciva con un grosso ombrello come riparo per andare sulle vie di cava a pulire i canaletti di scolo dell’acqua per consentire che rimanessero sgombri e puliti per la ripresa delle attività.
Negli anni in cui sindaco era Libero Dordoni, fu insignito del riconoscimento di Maestro del Lavoro: oltre che per le sue capacità, è riconosciuto come un riferimento per i cavatori, dai quali era ascoltato e seguito. Domenico morì il 19 dicembre 1970.
Nel 1956, venne stata intitolata a Domenico Lonati la sede delle ACLI di Botticino Mattina, riconoscendo in lui una figura di cavatore esemplare per coraggio, dedizione al lavoro e solidarietà con i compagni di fatica nelle cave.
“Devo pensare a come avere condizioni migliori e più sicure per chi lavora in cava: ha una famiglia cui provvedere.
Poi devo insegnare al bocia come tenere in mano punta e mazzetta per lavorare meglio e con meno fatica il blocco”.
Bibliografia