Il lanificio di Gavardo aprì i battenti il 27 marzo 1891 con circa 160 dipendenti, distribuiti nei reparti di tintoria, preparazione, filatura, officina meccanica e falegnameria.
Nel 1898, al settimo anno di attività, gli addetti erano saliti a circa quattrocento. La maggior parte erano donne tra i tredici e i trent’anni, Bertaè una giovane operaia del lanificio. Come molte colleghe, lavora in condizioni difficili: undici ore al giorno tra vapori acidi, polveri, rumori e ritmi intensi. La formazione e la direzione del lavoro erano affidate in gran parte a tecnici e capi reparto svizzeri e tedeschi, ritenuti più esperti della manodopera locale. Questa convivenza non era sempre semplice: le differenze linguistiche e culturali generavano tensioni, dentro e fuori la fabbrica. Le richieste di disciplina, obbedienza e produttività erano molto rigide. Non era raro che queste condizioni portassero a scontri tra operaie e superiori.
“In quest’anno 1898 sono una delle 400 lavoranti del lanificio, aperto solo 7 anni fa. Qui tra spole e telai, lavorano quasi tutte donne tra i 13 e i 30 anni. Oggi è un giorno speciale perché ci siamo vestite “dalla festa” per fare la fotografia. Noi lavoratrici normalmente indossiamo gli ampi “bigaröi” della massaia rurale e ai piedi portiamo le “söbre” o gli zoccoli che ci servono per fare la strada a piedi, dai vari paesi del territorio alla fabbrica.”
Bibliografia
E. Nicoli, Il dipanarsi di un filo lungo cento anni, in «Il lanificio di Bostone un secolo di lavoro 1889-1989», Quaderno della Quadra di Gavardo n° 3, Villanuova Sul Clisi, 1990, pp. 31-37 e 85-87.
Immagini
V. Ravasio, Altri tempi, Brescia, Pavoniana editrice, 1973.