Ai piedi della statua di Re Vittorio Emanuele II, o meglio sotto i piedi del re, corre un fregio, lungo 70 metri e alto 5, che è il vero cuore del monumento dedicato al “Padre della Patria”: è il fregio, senza il quale il Vittoriano non sarebbe quello che è. L’importanza di questa opera d’arte è data dal fatto che ci ricorda le nostre radici: la dea Roma rappresenta le origini, il senso di Nazione; i cortei che si recano da Lei in rispettoso incedere ci ammoniscono a difendere la Patria (L’amor di Patria che pugna e vince, a destra della statua) e nutrirla (Il trionfo del Lavoro, a sinistra).
L’origine
L’8 giugno 1908, viene indetto il concorso per realizzare il fregio del monumento Vittoriano. Angelo Zanelli vorrebbe partecipare al concorso ma non ha idee, non sa cosa rappresentare (le indicazioni sul tema erano molto precise su cosa bisogna rappresentare stante la narrazione di tutto il monumento). Artisti più noti di lui e più considerati avevano presentato anche due progetti ciascuno. Fu durante un viaggio per andare a trovare la madre in terra bresciana che ad Angelo nacque l’idea, forse ripensando al laboratorio di riproduzione di arte classica del Faitini di Rezzato dove lavorò da ragazzetto.
Zanelli tornò velocemente a Roma e nel giro di brevissimo tempo (meno di due settimane) presentò un modello in gesso della sua idea. Il progetto piacque a tutti e vinse all’unanimità. Passò del tempo, poco, ma alla fine ad angelo Zanelli fu dato l’incarico di realizzare questa spettacolare opera d’arte. Questo concorso cementerà la sua fama e la espanderà a livello mondiale.
Il progetto vincente
Lo Zanelli, da pochi anni a Roma, presentò la propria candidatura al concorso in data piuttosto tardiva, corredata da una breve e concisa relazione con cui si accompagnava il bozzetto:
“[Il sottoscritto] dedica il suo concetto all’Amor Patrio e al Lavoro, come le principali cause del benessere della Nazione, e lo svolse con la statua di Roma Vittoriosa in bronzo, avente ai lati due altorilievi in pietra di Botticino raffiguranti due cortei trionfali intitolati all’Amor Patrio ed al Lavoro. Le figure che compongono i cortei simboleggiano le Doti naturali del popolo italico […]“.
Questi due concetti, l’amor di Patria e il lavoro, furono particolarmente apprezzati in sede di valutazione dei concorrenti:
“il pensiero dell’autore si annuncia immediatamente, senza bisogno di commenti letterari, senza sforzi interpretativi” (relazione del presidente della Sottocommissione incaricata di valutare le prove del concorso, 1908).
Sono ventinove le candiadature, ma solo due superano il controllo di primo grado: il progetto dello Zanelli e quello del carrarese Arturo Dazzi. Nel giugno 1911, la commissione valutativa decide di far realizzare, in gesso e a grandezza d’esecuzione, le due proposte. Ancora una volta, il progetto vincente è quello di Angelo Zanelli.
Il fregio
Posto sotto il basamento della statua equestre a Vittorio Emanuele e lungo 70 m, il fregio si accorda armoniosamente sia con la struttura architettonica, sia con i diversi gruppi scultorei che punteggiano sopraelevati i terrazzamenti del monumento. La tecnica dell’altorilievo e l’utilizzo esclusivo di marmo Botticino, creano un chiaroscuro che dà leggerezza alle figure e non si impone sulla statua bronzea del re.
Emerge in maniera evidente e prepotente l’ispirazione classica dell’opera: in questo risulta fondamentale il contributo di Leonardo Bistolfi, riferimento per lo Zanelli e studioso dei classici, ma disposto a sciogliere i modelli tradizionali in favore di una maggior espressività della pietra.
Venendo ora a descrivere l’opera, essa si divide in tre filari sovrapposti:
L’arte classica, seppur rivisitata e rimodellata, è ben evidente in tutto il lavoro e, guardandolo, la mente non può non andare al fregio del Partenone o alla colonna traiana: entrambi raccontano una storia anche se il fregio del Partenone con il suo andamento traiangolare maggiormente ricorda il lavoro dello Zanelli.
A cura di Giovanni Bonandrini.
Bibliografia