Questa è la testimonianza della vita di una lavandaia di Sant’Eufemia della Fonte.
Lucia, tutta saöla e lisìa
La bögada, cioè il bucato, si faceva con cadenza variabile. Si andava da un minimo di due volte all’anno, a una volta al mese o, addirittura, una volta alla settimana: tutto dipendeva dal numero di persone in famiglia, dalla disponibilità di cambi di biancheria, dall’amore per l’igiene e…dalla presenza di personale femminile in famiglia.
Il bucato, per lo meno quello stabilito dai canoni della tradizione, durava tre giorni, dal lunedì al mercoledì.
Si iniziava con il mastello (la saöla) pieno d’acqua calda e si dava una prima lavata alla biancheria con il sapone, fatto con il grasso più scadente del maiale (el séf), e la spazzola (la brösca). Poi, subito al fosso per il risciacquo (per sgrösai zò). Caricata la biancheria nelle ceste o sulla carriola, si tornava a casa e la si ributtava nel mastello.
Il martedì era il giorno della lisìa. La lisìa era la cenere del fuoco, setacciata e messa in disparte per l’occasione. Di nuovo si faceva bollire l’acqua e ad essa si aggiungeva la cenere. Dopo aver coperto la biancheria del mastello con un panno, si versava su questo, che faceva da filtro, la lisìa: dopo un po’ di tempo, si stappava il mastello e si raccoglieva l’acqua fuoriuscita in una grossa pentola e si portava di nuovo l’acqua ad ebollizione. L’operazione si ripeteva cinque volte. L’ultima volta (la quinta ribuìda), l’acqua non veniva raccolta, ma la si lasciava nel mastello per tutta la notte.
Finalmente, il mercoledì si ritornava al fosso per risciacquare. Prima, però, si raccoglieva l’acqua della quinta ribollita, perché sarebbe servita per lavare i panni scuri nel mastello. Al fosso, il risciacquo si ripeteva per tre volte e, tra l’uno e l’altro, si batteva la biancheria dieci volte sull’asse di legno o sulla pietra. Infine, si tornava a casa per stendere il bucato nel cortile. Ma poteva anche non essere finita qui: se si notavano delle ombre di macchia sulla biancheria, la si portava nel campo e la si stendeva sull’erba, in modo che la rugiada della notte togliesse ogni impurità.
“La bögada accompagna le nostre vite lungo lo scorrere del tempo
come le stagioni solcano gli anni che ricoprono di rughe la nostra carne.
É una festa e una malinconia al tempo stesso.”
Bibliografia
Testo di Danilo Agliardi, pubblicato sul sito del Comune di Mazzano.